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Giornate meh.

Ho fatto il mio coming out mediatico: ho la sclerosi multipla. Dirlo ad alta voce fa strano perché finisco per crederci anche io. È a tratti liberatorio ma mi rende anche debole.

La mia diagnosi è arrivata meno di un anno fa, così, nel pieno di un'estate molto distratta dalla prima pandemia della nostra vita. C'era già tanta paura da COVID-19 e questa notizia ha sconvolto la mia torrida estate.

Probabilmente vivere lontano da casa, dall’Italia, dai miei genitori proprio in quel momento ha rimarcato quello che gia’ – a quel tempo – si avvertiva nell’aria: una grande solitudine.

Durante un anno cosi pieno di stravolgimenti e una vita chiusi in casa, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era una novita’ da gestire nella solitudine della mia casa. Da li si sono susseguiti una serie di problematiche dalla malattia: sono partito dalla visione doppia dell’occhio destro passando per problemi di equilibrio e assenza di sensibilita’ a mezzo corpo e finendo con attacchi nevralgici alle gambe. Diciamolo: una bella estate di merda.

Poi e’ arrivata la terapia, quella che comunemente si chiamala cura’.

La veritá è che una cura non c’e’, non esiste. Ma si puo’ fare un mantenimento – o come dicono i mediciterapie che modificano la malattia per darti un buon stile di vita.

Non si muore di sclerosi multipla, e’ vero e questo e’ un grandissimo conforto – ma ‘la cura’ non arriva senza rischi. Mi dicevano di continuo: “Potrai sviluppare il cancro con questi farmaci, ti terremo sotto controllo” – oppure – “potrai avere delle infiammazioni al cervello, dobbiamo tenerti sotto controllo” – o ancora – “il tuo fegato si danneggera’, dobbiamo tenerlo sotto controllo”.

Ok – va bene. Sara’ tutto sotto controllo.

Sono un uomo di 36 anni ed ho una vita da addentare e di sicuro non mi lascio andare. Non l’ho mai fatto, non mi appartiente. Io sono un fighter.

Combatterò e lavorerò su me stesso, sulle mie paure ed ansie e nonostante tutto, nonostante ilpercheproprio a me’ – io sono grato di avere delle opzioni.

C’emolto, molto di peggio la fuori che può capitare ed io sono fortunato a poter scegliere il trattamento migliore per me.

Tutto questo sarebbe stato molto piu’ difficile, piucomplicato e piu pesante se non fossi circondato da persone che mi hanno supportato e fatto sentire meno solo in questo percorso appena iniziato. Sono grato di essere circondato da amici verinonostante le distanze – ma soprattutto, il mio compagno di vita, la mia roccia salda. Mio marito. Lui, che con quegli occhioni azzurri pieni di speranza si lancia - senza paura - con la sua piccola scialuppa di salvataggio nel mio mare burrascoso per prendermi e portarmi in salvo. 

Alla fine ci credo davvero, l'amore ci salva sempre.

PS Chiedo scusa per gli accenti mancati e un utilizzo spropositato di apostrifi.. la tastiera inglese ha i suoi limiti!



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